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Esercitazione Nord-est 50° Anniversario Vajont

Longarone, 13-15 settembre 2013


  I Nu.Vol.A. sempre presenti al servizio del Paese e delle comunità

LONGARONE: UN TRAGICO DOLOROSO RICORDO


“I Volontari della Protezione Civile A.N.A. di Trento partecipano con la sua collaudata organizzazione all’ “Esercitazione nord-est”e chiamati dalla provincia di Belluno al supporto logistico per i partecipanti alla impegnativa esercitazione, con colonna mobile per Belluno ed allestimento a Longarone di cucine e servizi per la somministrazione di circa 4.000 pasti nei tre giorni di esercitazione.Vero compito di formazione per i nostri volontari, con ottima qualità dei risultati della nostra organizzazione, esternata dal capo Dipartimento Nazionale Dott. Gabrielli e dalle molteplici autorità presenti nel contesto.

In quella terribile, maledetta notte del 03 ottobre 1963 una enorme (da sempre temuta) frana si staccava dal monte Tuc precipitando nella diga artificiale del Vajont sollevando una enorme onda d’acqua e fango che, dopo avere invaso i casolari di Leva e di Erto, raggiungeva la sottostante Valle del Piave radendo, come una ciclopica ruspa, il paese addormentato e ignaro, di Longarone e giù, giù fino a Maè e Rivalta tutto sommergeva e distruggeva.

Il 50° anniversario di quella immane sciagura che causò la morte di 1910 persone e la disperazione e dispersione di memorie storiche e di duro lavoro secolare dei suoi abitanti, non poteva essere ricordato ed esaltato in modo più degno ed esemplare dalla Regione Veneto, dal Comune di Longarone e dalla autorevole presenza del Dipartimento Nazionale della Protezione Civile.

Si è così voluto legare alla tragedia la realtà attuale, alla determinazione quanto mai opportuna ed educativa (per il futuro) di dare vita, nei giorni 13,14 e 15 settembre, ad una manovra articolata in due fasi distinte e complementari.

La prima di studio-confronto sull’ambiente montano e sui riflessi idrogeologici incombenti sulle vallate alpine, condotta da personale tecnico competente per le numerose esperienze vissute e condotte nei loro interventi. La seconda parte (concreta) con la partecipazione delle squadre volontarie di Protezione Civile del Veneto, del Friuli-Venezia Giulia e della Provincie Autonoma di Trento e Bolzano su un evento calamitoso (sisma).

L’esercitazione Nord-Est ha risposto e resa attuale l’opportunità di aggiornare e uniformare –là dove possibile- le predisposizioni e i piani operativi delle istituzioni preposte agli interventi (provincie e comuni); trovarsi così sempre pronti, con mezzi adeguati e personale addestrato per accorrere e soccorrere nel più breve tempo possibile le persone e le case colpite.

Le esperienze fin qui vissute e la storia passata, sottolineano questa realtà come l’unica, prima e sola alternativa capace di limitare e/o contenere i disagi, le sofferenze, le privazioni dei colpiti e, quel che più conta, le perdite umane.

Un’altra considerazione traiamo da questa riunione che racchiude in sé un ammaestramento e un monito. Non occorrono nuove leggi per la salvaguardia del territorio e la sicurezza delle persone. Più semplicemente e realisticamente diciamo: bastano quelle che ci sono, però devono essere applicate e rispettate. Longarone, e non solo, insegna!

Durante i tre giorni fruttuosi di lavoro, gli Alpini e Volontari prima di rientrare nei loro borghi, hanno voluto raggiungere il cimitero monumentale di Fortogna per salutare con una preghiera e un minuto di silenzio le tombe che raccolgono i miseri resti che, da quella notte, non hanno più potuto vedere il sorgere del sole nella loro bella, operosa e ridente valle.

Fra i molti alpini presenti ne abbiamo scorti e salutati alcuni del battaglione “Belluno” e del Gruppo artiglieria da montagna “ “ che, in quella tragica alba, attoniti e sgomenti, erano con noi alla “Cadore” a recuperare i corpi straziati e a salvare il salvabile in quel mare di fango. In quel momento mi è tornato alla mente, con riflesso condizionato, una sola parola: ci sono sempre loro.

Ieri come oggi, come sempre presenti ovunque per salvare e soccorrere quel ch’è rimasto. Avevano tutti le spalle più curve, il passo più lento ma lo sguardo non era mutato: sempre fermo, deciso e duro.

Rivivevamo la tragedia e condividevamo il dolore dei sopravvissuti.

Chiamatela (ma non è) pura retorica ma questa è la realtà che suscitano e fanno vivere.

 

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